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IL PRIMO MESE DI SAMUELA IN SENEGAL: UNA CONDIVISIONE
Il rapporto con i rifugiati. Il lavoro nel caldo e l’ottimo cibo senegalese.
 

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Dopo un mese dal suo arrivo in Senegal all’interno dell’esperienza di servizio civile nazionale, Samuela condivide le sue prime impressioni e la sua giornata tipo in un ambiente estremamente diverso dal nostro: “Data di arrivo giovedì 26.10.2017. Tra le cose più difficili da sopportare: il caldo dei primi giorni, la polvere delle strade sempre in costruzione, lo smog delle macchine che ormai sarebbero da rottamare, diversi modi di vivere e curare lo spazio casa. Punti forti: le spiagge che ti ristorano dal caldo, gli ottimi cibi senegalesi, l’accoglienza delle persone che subito ti mette a tuo agio.

     Lunedì 30.10.2017, primo giorno di lavoro. Il PARI è un piccolo sportello d’accoglienza per rifugiati ed immigrati situato nel centro di Dakar, proprio di fronte agli uffici di Caritas Dakar e poco distante dall’università pubblica Cheikh Anta Diop. La Caritas decide di aprire questo centro nel marzo del 1995 per rispondere ai bisogni dei diversi rifugiati ed immigrati presenti in Senegal, cercando di coordinare le diverse risposte che all’epoca arrivavano per lo più dai parroci delle diverse parrocchie presenti sul territorio.

     Il centro è l’unico a Dakar a farsi carico materialmente dei bisogni dei rifugiati ( mentre molti altri enti si occupano della salvaguardia dei diritti e della sensibilizzazione al tema) e la sostenibilità del progetto viene garantita soprattutto dai finanziamenti che arrivano da Caritas straniere quali Italia, Spagna e Olanda.

     Tra i Paesi di provenienza dei rifugiati si riscontra una più alta presenza di centrafricani, congolesi, liberiani, mauritani ed i servizi ai quali possono avere accesso sono l’alloggio, le cure sanitarie, il cibo, la formazione scolastica e professionale e piccoli finanziamenti per l’inizio di attività generatrici di reddito. In genere, per ogni persona che richiede aiuto, i fondi permettono però la presa in carico di una sola specifica richiesta ciascuno, salvo casi particolari.

     Il centro PARI collabora con diversi enti sul territorio quali l’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), il PALPEC (Progetto di sostegno contro la povertà e l‘immigrazione clandestina), il REMIDEV (Rete per la migrazione e lo sviluppo), l’OIM ( Organizzazione internazionale per la migrazione) e il BOS (Ufficio operativo di controllo del Senegal emergente) che insieme cooperano su diversi piani per il benessere dei rifugiati. Oltre alle attività già elencate, il personale del PARI si occupa inoltre di svolgere visite a domicilio in caso di immigrati in situazione precarie e visite alle prigioni, per sostenere immigrati e rifugiati mediante il supporto legale, alimentari, sanitario e psicosociale.

     Il lavoro è stancante perché spesso richiede di spostarsi a diversi chilometri di distanza per verificare le situazioni denunciate e data la ristrettezza dei fondi gli spostamenti vanno fatti a piedi o in alternativa con mezzi pubblici lenti, arrugginiti, percorrendo lunghe distanze sotto al sole ed in mezzo al traffico disordinato. Anche i tempi di lavoro sono differenti dai nostri, spesso manca la concentrazione sul caso preso in considerazione e le distrazioni si contrappongono alla presa di decisione o al contrario viene prestata eccessiva attenzione ad un caso, trascurandone altri che attendono da tempo. In generale comunque, il pensiero è quello di dare un aiuto minimo ma sufficiente, tale da permettere alla persona di risalire e di poter nuovamente farsi carico dei bisogni propri e della famiglia.

     Questa esperienza mi sta permettendo non solo di osservare nuovi modi di affrontare i bisogni e le necessità dei rifugiati, ma anche di vedere come, in un territorio a loro più familiare, i rifugiati africani trovino più facilità nel risollevarsi e nel ritrovare riconoscimento e dignità”.