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ELENA A GIBUTI DOPO IL PRIMO MESE DI SERVIZIO CIVILE NAZIONALE
Cogliere tutto ciò che c’è di bello. Lo stare con le persone senza l’ansia di risultati.
 

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Anche Elena ci ha scritto dopo un mese di permanenza a Gibuti all’interno dell’esperienza di servizio civile nazionale. Di seguito la sua condivisione: “Dopo 25 giorni di permanenza e di lavoro posso dire che al momento, mi sento di aver fatto la scelta giusta. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, riesco a guardare qualcosa con un punto di vista differente, mi accorgo di quante meraviglie ci possa riservare il mondo e ringrazio il Signore per avermi dato la possibilità di esserci. La cosa che sto imparando in questi primi giorni è proprio questa: esserci, non serve vedere i risultati immediatamente o vedere la differenza, ma è importante essere presente sul territorio, non avere paura e sfuggire alle difficoltà, ma affrontare tutto ciò che si può incontrare con la consapevolezza che tutto questo è l’occasione per aprire gli occhi sul mondo.

     A Gibuti, come avevo percepito in Camerun, tutto è più lento: qui non esiste la frenesia, non esiste l’ansia di fare tutto subito e veloce, non esiste la preoccupazione di cosa succederà domani, si vive la giornata e si prende tutto ciò che il giorno ci offre. Io che sono sempre stata una persona molto organizzativa, sto un po’ patendo questa mancanza di organizzazione, principalmente sul lavoro, ma piano piano sto entrando in queste modalità lavorative e cerco di non innervosirmi quando percepisco una perdita di tempo.

     Nonostante non avessi un accompagnamento di un ex casco bianco, la presenza di una ragazza italiana che lavora in Caritas Gibuti come contabile mi ha dato l’occasione di conoscere bene la struttura e le mie mansioni principali. Il centro diurno per minori di Caritas accoglie i bambi di strada che si trovano senza genitori e parenti in città. Questi bambini provengono per la maggior parte dell’Etiopia e sono di etnia Oromo, lasciano l’Etiopia e la famiglia in cerca di lavoro nella Repubblica di Gibuti o cercano di raggiungere Gibuti per poi spostarsi nella Penisola Arabica attraversando il Golfo di Aden per raggiungere i Paesi Arabi e in alcuni casi anche l’Europa. Nel momento in cui raggiungono Gibuti però si accorgono che non c’è molto lavoro come avevano immaginato e di conseguenza si trovano a vivere sulla strada, svolgendo qualche lavoretto come pulire le scarpe, fare i parcheggiatori o altro.

     Oltre alle condizioni abitative, igienico sanitarie e di sicurezza che comporta vivere sulla strada, uno dei problemi maggiori consiste nell’uso di sostanze stupefacenti: la colla in primis. Una dose di colla costa 50 DF ovvero 30 centesimi in euro e ha la proprietà di stordire il bambino, gli dà una sensazione di tranquillità e rilassamento, oltre a questa utilizzano anche la cannabis, ma in maniera minore poiché ha un costo più elevato.

      I bambini entrano al Centro alle ore 8 e subito vanno nella zona dedicata alla doccia. Dopo la doccia si svolge il momento del “rassemblamant” in cui li contiamo e diamo gli avvisi più importanti: laboratori o attività che faremo nella mattinata, avvisi di cattiva condotta o esempi da non seguire, ricorrenze particolari o messaggi importanti. Tutto questo avviene in tre lingue: francese tradotto in oromo e in somali.

    Dopo questo momento si svolge la prima colazione e da lì in poi la mattina viene dedicata a diverse attività: atelier di alfabetizzazione francese e inglese per coloro che non vanno a scuola, ovvero la maggior parte di loro, atelier di attività di artigianato, atelier di disegno che gli dà la possibilità di rilassarsi e opportunità di andare in sala video per vedere film o ascoltare musica.

     La mattinata termina alle 11.30 con la consegna del pranzo e in seguito i bambini escono. Ritornano nel pomeriggio dalle 16 alle 18 per attività ludiche ricreative come atelier o tornei di calcio o altro e per la merenda, sostanziosa anche in vista della possibilità che non ceneranno”.