RAPPORTO 2017
sulla povertà

CARITAS ITALIANA

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IL DIRETTORE: INSIEME, CON CARITÀ

Fede e carità camminano sempre insieme. I poveri come compagni di viaggio.
 

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”. Mi sembra questo il pilastro del nostro essere cristiani. Ciascun credente è poi chiamato a declinare nella vita ciò che la fede gli suggerisce. Molto bella la lettera di Giacomo che ci invita a mettere in pratica la legge perfetta, "Siate di quelli che mettono in pratica la Parola" (Gc 1,22). Queste opere della fede devono accompagnarci non solo "nell'esercizio delle funzioni" di volontaria/o, animatore, catechista, lavoratore, sacerdote, religiosa/o, ma ovviamente in ogni istante del nostro vivere. La fede non è misurabile, ne quantificabile, ma il credente sa riconoscere che in alcune occasioni della nostra vita, abbiamo avuto la fortuna di incontrare il Signore.

 

 

     La potenza di questo incontro non è avvenuta attraverso particolari segni naturali, almeno per me non si sono verificati, ma piuttosto come "il sussurro di una brezza leggera" (1 Re 19,12) nel silenzio e nell’intimità della preghiera abbiamo scoperto la gioia per la vicinanza del Signore. Gioia e serenità portati in dono dalla consapevolezza di sentirci amati da Lui ... nonostante la nostra pochezza.

 

     La memoria di questo incontro, il suo ricordare con la definizione di Silvano Fausti S.J. "ricordare vuol dire portare al cuore; noi viviamo di ciò che abbiamo nel cuore, del ricordo di ciò che amiamo", ci invita, ogni giorno, a rinnovare la nostra compassione, cioè del patire con, essere partecipi delle sofferenze nei confronti di tutte le persone che incontriamo.

 

    Anche i nostri abituali luoghi di carità, penso ai Centri di Ascolto, agli uffici diocesani, ai luoghi di incontro parrocchiali e associativi, alle comunità di vita religiosa e familiare, devono essere percepiti come le palestre dove allenare il nostro spirito e il nostro corpo all'esercizio della carità. Per il credente è indissolubile il connubio tra fede e carità; una sussiste in presenza dell'altra. Ma la carità ha forse un ruolo particolare perchè permette a tutti, credente e non, di fare la volontà di Dio che in ultima istanza è l'amore: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21).

 

     I poveri, quelli che Gesù ha detto che avremo sempre con noi (Mc 14, 7), e forse ha detto così per intendere che l'unica cosa che abbiamo sempre con noi siamo proprio noi stessi!, non sono il punto di partenza, ma il punto di arrivo, dopo aver incontrato il Signore, che ci insegna ad amare nella verità. I poveri non devono essere l'oggetto delle nostre attività, ma i compagni di viaggio con i quali condividiamo un pezzo di strada. Anzi non solo i poveri, ma anche le persone con le quali condividiamo il servizio e in genere la vita, perché è proprio da come saremo capaci di amarci tra noi, che saremo anche testimoni del Signore.

 

     Dopo questo “pistolotto”, per non essere meno del mio amato predecessore, saluto tutte le persone impegnate in questo cammino di carità e spero e prego perché coloro che si impegnano nei Centri di Ascolto e in generale nei luoghi di carità della Chiesa, sappiano essere testimoni credibili del Vangelo.

Buona strada a tutti noi.