RAPPORTO 2017
sulla povertà

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IL PESO DELLE ARMI: SESTO RAPPORTO SUI CONFLITTI DIMENTICATI

Caritas Italiana con il Ministero dell’istruzione, Avvenire e Famiglia cristiana.
 

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Nel 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, si è svolta lunedì 10 dicembre a Roma la conferenza stampa di presentazione della nuova ricerca sui conflitti nel mondo dal titolo "Il peso delle armi". Il Rapporto, giunto alla sua 6a edizione, continua un lavoro di ricerca avviato fin dal 2001 sui conflitti "dimenticati", ossia lontani dai riflettori dei grandi media internazionali, ed è stato realizzato dalla Caritas in collaborazione con "Avvenire", "Famiglia Cristiana" e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR). Allarmante è il fatto che tra i sei Paesi massimi esportatori di armi, cinque siano i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu.

 

     Il tema dell'edizione 2018 è quello delle armi e degli armamenti, affrontato da diversi punti di vista: la produzione e il commercio delle armi, il loro peso nel determinare i conflitti, il valore e il significato culturale delle armi nella cultura contemporanea, con particolare riguardo al mondo della comunicazione e della stampa, nonché il grado di consapevolezza dei giovani e degli adulti. Come si legge nel Rapporto, nel corso del 2017 i conflitti nel mondo sono stati 378. Di questi, sono 20 le guerre ad elevata intensità. Le guerre nel mondo sono in drammatico aumento: 378 i conflitti totali nel 2017, di cui 186 crisi violente e 20 guerre ad alta intensità.

    Lo scorso anno si è registrato anche il record di spesa per gli armamenti dalla Seconda guerra mondiale. A lanciare l’allarme è questo Rapporto. Ventisette gli autori coinvolti, assieme a sette enti di ricerca e organizzazioni. L’analisi conferma che sono in aumento produzione e vendita di tutti i tipi di arma, dalle leggere all’atomica. Un fenomeno che, secondo gli esperti, dipende dal fatto che gli Stati sono ormai convinti che, per vincere le guerre, servano arsenali sempre più ricchi e potenti.

    Allarmante il fatto che tra i sei Paesi massimi esportatori, cinque siano i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu. Una contraddizione, come evidenzia Paolo Beccegato, vicedirettore Caritas italiana, dal momento che “il Consiglio fu concepito per farsi protettore della pace e dei diritti umani fondamentali nel mondo”.

    In testa, gli Stati Uniti col 34,0%, seguiti da Russia (22,0%), Francia (6,7%), Germania (5,8%), Cina (5,7%) e Regno Unito (4,8%). Poi Israele e Spagna con entrambi il 2,9%, quindi l’Italia col 2,5%. Tra i principali importatori invece Arabia Saudita, Emirati Arabi, Australia, Iraq e Pakistan. Paesi che contribuiscono ad alimentare i conflitti in Yemen, Nord Africa e Medio Oriente. Il report conferma poi con forza un binomio già noto agli studiosi: la povertà è più diffusa nei Paesi in cui si combatte, così come viceversa, laddove sono più drammatici recessione, diseguaglianze e scarso accesso a fonti di reddito risulta altamente più probabile scivolare nei conflitti. Per contrastare la povertà, osserva ancora Beccegato, diventa allora “fondamentale ragionare sulle dinamiche alla base della guerra e incoraggiare buone politiche, oltre che fornire aiuti”. Infine, il report si concentra sull’impatto dei cambiamenti climatici su guerre e migrazioni – l’Onu stima in 250 milioni i migranti e in oltre 70 milioni i rifugiati e gli sfollati.

     Tutti gli indicatori del Rapporto Caritas su scala globale legati al degrado ambientale, ai disastri e alla scarsità di accesso alle fonti naturali contribuiscono a spiegare altre dinamiche di guerra, e in particolare in aree come il Sahel, il Golfo del Bengala e parte dell’America Latina. Vai alla pagina dedicata